Che cos’è lo smart working? 3 consigli utili per capire le parole più abusate del momento – PARTE 2

Come ti anticipavo nella prima parte dell’articolo, in questo blog ti aiuterò a rispondere a tutte le domande che ti sei fatto, ti fai e ti farai sullo smart working.

Iniziamo dalla prima, che non vuol dire la più facile, anzi: qual è la definizione giusta di smart working?

A tal proposito, voglio suggerirti 3 consigli utili per capire lo smart working: metterli in pratica ogni volta che avrai la tentazione di credere a una definizione invece che a un’altra, ti servirà per restare a galla nel mare delle cose che si dicono sullo smart working e approdare più agevolmente alla verità.

Sei pronto? Iniziamo subito, allora: ricorda che…

  • Non esiste una definizione univoca di smart working

Ecco, il primo mito da sfatare è proprio questo: non esiste una sola definizione di smart working. Ne esistono molteplici, alcune vere, molte altre inesatte e fuorvianti. Perché?

Le ragioni sono diverse, ma la più significativa è che lo smart working è un concetto relativamente giovane, non tanto sul piano teorico, dove da più di vent’anni sono documentati studi su quello che oggi chiamiamo smart working, quanto sul piano pratico, dove ai primi esperimenti olandesi dei primi anni ’90, non ha fatto seguito nelle aziende un’applicazione massiccia del nuovo modo di lavorare.

Mancano, perciò, dati esaustivi che vengano fuori da un approccio sperimentale, anche se il cassetto dei progetti di smart working si arricchisce ogni giorno di più grazie agli imprenditori, ai manager e alle aziende lungimiranti che scelgono di ripensare e migliorare il proprio modo di organizzare, di gestire e di svolgere il lavoro. Ecco perché, ogni volta che incontro un ossessivo della definizione che vorrebbe sigillare lo smart working in un compartimento stagno, mi viene da sorridere e, per le ragioni che ti ho illustrato nella prima parte di questo articolo, mi sento in dovere di intervenire.

Quindi, premesso che è sempre bene diffidare dai puristi che vorrebbero codificare rigidamente lo smart working, è altresì utile avere un’idea guida di cosa sia questo approccio, oggetto di costante ricerca e di continua sperimentazione, se non altro per fiutare subito quando qualcuno nelle nostre vicinanze sta usando a casaccio questo fantastico concetto.

Per il CIPD, l’istituto più antico del mondo per il management professionale delle Risorse Umane, lo smart working è (traduco dall’inglese):

Un approccio all’organizzazione del lavoro che si propone di portare una maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento degli obiettivi di lavoro, attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, in parallelo con l’ottimizzazione degli strumenti e degli ambienti di lavoro per i dipendenti.

I concetti di flessibilità e di autonomia ritornano anche nella definizione dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, al quale dobbiamo le principali ricerche italiane sul lavoro agile, e per il quale lo smart working è “Una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

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Simona Recupito
HR Manager e Coach di Smart Working - Co-founder di Oltriamo
Coach e Master PNL certificata, voglio mettere a disposizione delle PMI la mia naturale empatia e la mia guida.
Aiuto l’imprenditore, i manager e i collaboratori dell’azienda a stabilire correttamente e raggiungere gli obiettivi aziendali.
Attraverso un lavoro personalizzato e concordato con l’azienda, conduco ogni singola figura professionale a sentirsi realizzata nel successo aziendale.

Per questo, il nostro motto è... andare oltre e portare «oltre» i nostri imprenditori e le loro PMI!
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